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Uso improprio della posta elettronica
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l servizio di posta elettronica è stato concepito ed
ottimizzato per lo scambio di semplici messaggi di testo da persona a persona,
l'uso improprio del servizio tende a danneggiare tutti gli utenti di Internet,
perché sovraccarica inutilmente le risorse della rete provocando disagi,
disfunzioni e rallentamenti.
Gli abusi più comuni sono, nell'ordine: allegati
sovradimensionati, catene e spamming.
Allegati sovradimensionati
nviare un allegato abnorme con la posta elettronica è
un'operazione purtroppo molto frequente che porta una grande quantità di
disguidi e disfunzioni. Il servizio di posta elettronica era infatti nato con
lo scopo di scambiare brevi messaggi di testo, mentre la possibilità di inviare
file allegati è una caratteristica che fu aggiunta solo in un secondo momento.
Per questo motivo il protocollo della posta elettronica è rimasto del tutto
inadeguato al trasferimento di grandi quantità di dati.
Finché l'allegato, o gli allegati, rimangono
entro pochi Kbyte non c'è nessun problema, fino a 500 Kbyte è ancora
tollerabile; 1-2 Mbyte è fortemente sconsigliato ma ancora possibile, mentre
inviare un allegato di oltre 2 Mbyte significa sabotare la rete.
Allegati così grandi provocano la congestione
dei server e dei collegamenti, rallentano tutto il traffico della rete e
riempiono completamente la casella del destinatario che così non può più né
ricevere altri messaggi né scaricare quelli già arrivati (spesso la casella
rimane bloccata in un modo tale da dover richiedere l'intervento di un
amministratore).
Può anche succedere che lo stesso server di destinazione rifiuti l'e-mail e la
faccia rimbalzare al mittente, col risultato di intasare due volte la rete e
bloccare anche la casella del mittente.
Catene, appelli, petizioni e burle
e catene di
Sant'Antonio hanno ritrovato nuovo vigore con l'avvento della posta
elettronica: è molto più comodo e veloce fare 20 copie di una e-mail piuttosto
che di una lettera su carta.
Le considerazioni etiche riguardo la diffusione di catene di Sant'Antonio le
lasciamo al buon senso delle persone, qui vogliamo solo rilevare come l'uso di
un servizio di pubblica utilità per uno scopo così futile costituisca
un'inutile spreco di tempo e di risorse. Non propagate mai le catene, ma
cestinatele appena vi arrivano.
e
petizioni meritano un discorso a parte: molto spesso arrivano messaggi con
urgenti richieste di aiuto per persone malate o in pericolo di vita, per
esempio si può richiedere urgentemente la donazione di midollo osseo per
salvare un malato terminale e quindi di diffondere l'appello stesso al maggior
numero di persone. È difficile giudicare obiettivamente un messaggio che tocca
la sensibilità più profonda delle persone, eppure si devono fare alcune
considerazioni:
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Queste
petizioni, molto più spesso di quanto si creda, sono solo delle odiose burle,
messe in giro con lo stesso scopo delle catene di Sant'Antonio, se non
addirittura con scopi fraudolenti (di cui parleremo nella pagina dedicata
alle truffe). |
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Quando
anche la petizione sia partita da una persona veramente bisognosa e in buona
fede, non è l'e-mail il modo giusto per trovare aiuto. I donatori di midollo
(o qualunque altra cosa) non si trovano per caso rivolgendosi ad una massa di
sconosciuti, ma esistono invece enti ed associazioni preposte per lo scopo
che sono già in contatto, attraverso canali appropriati e professionisti
competenti, con tutti i possibili donatori. Realisticamente, una persona che
riceve un appello di questo tipo non sarà in grado di offrire nessun aiuto
concreto, se non quello di propagare ulteriormente il messaggio ad altre
persone altrettanto non competenti e non in grado di intervenire. |
Ad ogni modo, se non si vuol negare il proprio
sostegno, almeno si provi prima ad effettuare una ricerca su web: che sia falsa
o vera, la petizione dovrebbe pur lasciare qualche traccia sulla rete (qualcuno
che ne ha parlato, magari in un articolo di un giornale on line). Anche non
trovar niente può essere un buon segno, perché magari la petizione è stata
appena lanciata.
ltre petizioni hanno argomento umanitario o
animalistico, oppure sono appelli e denunce. In tutti i casi viene richiesta la
massima diffusone del messaggio, eventualmente aggiungendo in calce il proprio
nome ed indirizzo. Due esempi per tutti sono la petizione sui diritti delle
donne afgane (che furoreggiava, finché non è stata superata dagli eventi) e la
petizione sugli allevamenti di orsi in Cina.
Entrambe sono partite da persone o enti che agivano in buona fede (non si
tratta cioè di burle o di truffe), tuttavia l'unico risultato ottenuto è la
congestione della rete.
È comunque vero che queste petizioni, se non altro, diffondono la
consapevolezza dei problemi, ma costituiscono anche una facile valvola di sfogo
per la coscienza degli individui, che si illudono così di fare qualcosa di
utile, mentre il vero impegno
sociale richiede ben altri sforzi ed energie per produrre
risultati concreti.
i sono poi le burle (hoax in inglese): allarmi, denunce ed offerte
prive di qualsiasi fondamento. Ad esempio, sono molto frequenti i messaggi che
mettono in guardia contro presunti virus dagli effetti devastanti che
arriverebbero con la posta elettronica: si tratta di allarmi completamente
fasulli, per difendersi efficacemente basta attenersi alle regole descritte
nella pagina dei virus. I virus realmente pericolosi
vengono annunciati dai mezzi di informazione e non per posta elettronica. Per
sapere quali sono i virus veramente esistenti si può dare un'occhiata alla Virus
Encycolpedia della Symantec.
Altro esempio tipico sono le offerte mirabolanti di cellulari
gratis, di soldi offerti dalla Microsoft o da
altre ditte, in cambio della spedizione di e-mail al maggior numero di persone.
Tutto assolutamente falso. Si tratta sempre di catene di Sant'Antonio, se non
di truffe vere e proprie.
Infine ci sono denunce dai toni apocalittici, come ad esempio i presunti
effetti cancerogeni del solfato di laurato di sodio, una sostanza detergente
contenuta nei saponi e nei cosmetici.
![]()
ul sito della Inboxer rebellion (sezione di un più ampio sito dedicato
alle leggende urbane) si trovano le recensioni (in inglese) delle varie e-mail
che circolano su Internet, divise per categorie e distinte fra burle e lettere
autentiche. Un sito analogo (sempre in inglese) è Hoax Kill, mentre Vmyts si occupa in modo
specifico dei falsi allarmi virus. Anche nel portale di About si trova una sezione dedicata alle leggende urbane e
in particolare alle burle via e-mail. Ognuno di questi siti possiede un motore
di ricerca con parole chiave (cercare il link "search" nella home
page).
Spamming
iene detta spamming (o spam) la
spedizione simultanea di uno stesso messaggio a centinaia o migliaia di
indirizzi di posta elettronica. Si tratta in genere di pubblicità o di inviti a
visitare qualche nuovo sito e spesso questi messaggi si affrettano subito a
dichiarare solennemente di non essere spam, citando tutta una serie di presunte
giustificazioni, tipo "puoi cancellarti in qualunque momento"
(figuriamoci!), "non ti invieremo niente che non desideri" (ma se
l'hanno già fatto!), "sei libero di scegliere" (ci mancherebbe!),
ecc. Potete trovare qui un classico esempio.
Indipendentemente dalle motivazioni addotte, qualsiasi comunicazione
pubblicitaria (commerciale, politica, religiosa, ecc.) non richiesta è
spam per definizione.
Il motivo per cui lo spamming è da considerare un abuso è molto semplice: chi
fa spamming sfrutta gratuitamente per motivi di tornaconto personale un
servizio pensato per essere di pubblica utilità, per di più importunando gli
ignari utenti, dopo essere venuto in possesso del loro indirizzo di posta
elettronica. Chi si collega alla rete attraverso un modem si vede così
costretto a sprecare tempo e denaro per scaricare messaggi insulsi dalla
propria casella.
Ma in che modo gli spammer si procurano gli indirizzi? La fonte preferita sono
i newsgroup: migliaia e migliaia di messaggi di pubblico dominio, ognuno
con il mittente chiaramente indicato; gli spammer usano programmi che
estraggono in pochi istanti gli indirizzi di tutti i mittenti dei messaggi,
costituendo così un corposo database da utilizzare in proprio o da rivendere ad
altri. Anche le chat sono soggette allo stesso rischio. Programmi più
sofisticati consentono poi di analizzare addirittura le pagine dei siti Web,
estraendo tutti gli indirizzi di posta elettronica in esse contenuti. La fonte
principale rimane comunque il newsgroup: chiunque invii un messaggio ad un
newsgroup può star certo di essere automaticamente intercettato dagli spammer.Per
questo motivo molti utenti dei newsgroup camuffano il proprio indirizzo
inserendovi un elemento estraneo, in modo da ingannare il programma degli
spammer (che cattura così un indirizzo fasullo) ma facendo il modo che le
persone si accorgano del trucco e possano ricostruire l'indirizzo vero. Per
esempio un indirizzo del tipo "utente@server.it" può essere
trasformato in "utente@TOGLIQUESTAROBAserver.it", oppure
"utente@VIAQUESTOserver.it", oppure "utente@NIENTESPAMserver.it".
Evitare elementi banali come "NOSPAM", "REMOVE",
"REMOVETHIS" che vengono ormai riconosciuti e rimossi automaticamente
dagli stessi programmi; inoltre, se dovete alterare il vostro indirizzo,
inserite sempre la modifica nel nome del server (cioè a destra della @), in ![]()
questo modo il messaggio dello spammer non riuscirà
neppure a partire.
Un'altra precauzione riguarda la compilazione di moduli on line: in molti siti
Internet viene richiesta la registrazione per accedere ai servizi o per
scaricare del software e fra i dati richiesti figura quasi sempre come
obbligatorio l'indirizzo di e-mail. In questo caso non serve dare un indirizzo
fasullo o camuffato, perché spesso quell'indirizzo verrà usato proprio per
comunicare all'utente il codice personale con cui accedere ai servizi
richiesti. La soluzione allora è procurarsi un indirizzo fittizio, presso uno
dei numerosissimi siti che offrono caselle di e-mail gratuite, e usarlo solo
per le registrazioni on line. Se dovesse finire sotto un bombardamento di
spamming, lo si può sempre disdire.
Ad ogni modo, quando si lascia il proprio indirizzo in un modulo on-line, bisogna
sempre stare attenti a togliere la spunta dalle caselle "tenetemi
informato sulle offerte" o "sulle novità" (l'esempio riportato
qui a lato prevedeva ben 22 categorie, tutte rigorosamente selezionate di
default!), altrimenti si autorizza espressamente l'invio di annunci e di
pubblicità. A volte però l'autorizzazione è contenuta nelle stesse condizioni
di registrazione (basta leggerle, devono essere sempre presenti), per cui chi
si registra accetta implicitamente di ricevere tali comunicazioni. In questi
casi non si può più parlare di spam.
uando
si riceve una lettera di spam la miglior cosa da fare è cestinarla; evitate
invece di rispondere, di reclamare direttamente al mittente o anche di seguire
le "istruzioni di cancellazione": in tutti e tre i casi il mittente
viene informato che il vostro è un indirizzo valido e verificato, che acquista
così un valore ancora maggiore. Poiché lo spamming è considerato illegale, chi
ha tempo e voglia può cercare di capire da dove è partito e denunciare
l'accaduto al provider. Chi fosse interessato può trovare un'ottima guida
anti-spam in italiano all'indirizzo http://www.collinelli.net/antispam/.
Un'altra lettura obbligatoria per tutti gli utenti della rete è Netiquette: si
tratta di pochissime pagine che spiegano con chiarezza (in italiano) qual è il
corretto uso di tutti i servizi di rete.